Perché a Roma si trova la scritta SPQR?
Camminando per le strade di Roma, è impossibile non notare quelle quattro lettere incise quasi ovunque: su tombini, fontane, edifici pubblici e monumenti antichi. Ma perché a Roma si trova la scritta SPQR? Questo acronimo non è un semplice logo decorativo, ma il simbolo potente e duraturo di un’intera civiltà. Rappresenta l’essenza stessa del potere e della legittimità dell’Antica Roma, un concetto che è sopravvissuto per oltre duemila anni.

- L’acronimo SPQR sta per Senatus Populusque Romanus (Il Senato e il Popolo Romano) e indicava la fonte ufficiale del potere e della sovranità nell’Antica Roma.
- Era una vera “firma istituzionale” che legittimava leggi, opere pubbliche e monete, unendo l’autorità dell’assemblea senatoriale alla volontà dei cittadini.
- Gli imperatori romani mantennero la sigla per propaganda, usandola per legittimare il loro potere assoluto fingendo di agire nel rispetto della tradizione repubblicana.
- Nel Medioevo e dopo l’Unità d’Italia, SPQR fu recuperato come simbolo di orgoglio civico e autonomia politica della città contro il potere temporale dei Papi.
- Oggi è un marchio identitario onnipresente a Roma, visibile sullo stemma ufficiale, sugli edifici pubblici, sulle fontane e sui celebri tombini.
Il significato letterale: Senato e Popolo Romano
L’acronimo SPQR sta per la locuzione latina Senatus Populusque Romanus, che si traduce letteralmente in “Il Senato e il Popolo Romano”. Questa frase non era solo un motto, ma una vera e propria firma giuridica che indicava la fonte del potere nella Repubblica Romana. Il concetto fondamentale era che ogni decisione, legge o opera pubblica veniva emanata in nome delle due massime autorità dello Stato:
- Il Senato (Senatus): L’assemblea dei patrizi e degli ex magistrati, che deteneva il potere consultivo, legislativo e la gestione delle finanze.
- Il Popolo (Populus): L’insieme dei cittadini romani, che esprimeva la propria volontà attraverso le assemblee (i Comizi) ed eleggeva i magistrati.
Si trattava dunque di un marchio istituzionale, equivalente a una firma dello Stato romano. Ogni volta che veniva costruito un monumento, aperta una strada, coniata una moneta o emanato un editto, l’acronimo SPQR certificava l’autorità della Repubblica (e, più tardi, anche dell’Impero). Tuttavia, esiste un’ipotesi filologica affascinante e meno nota: alcune fonti antiche e interpretazioni moderne suggeriscono che la “Q” originale non stesse per la congiunzione enclitica “-que” (e), ma fosse l’abbreviazione di Quiritium. In tal caso l’espressione originale sarebbe stata Senatus Populusque Quiritium Romanorum, comprendendo anche i Quiriti, i cittadini romani dotati dei pieni diritti civili.
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Dalla Repubblica all’Impero: un simbolo che resta
Potrebbe sembrare strano, ma a Roma si trova la scritta SPQR anche su monumenti costruiti durante l’Impero, quando il potere era di fatto nelle mani di un solo uomo, l’Imperatore. Perché? Gli imperatori, a partire da Augusto, furono molto abili nel mantenere una facciata di continuità repubblicana. Continuarono a usare l’acronimo SPQR per legittimare il loro potere.
L’imperatore non si presentava come un re assoluto, ma come il “primo cittadino” (princeps) che agiva per conto del Senato e del Popolo. Mantenere la sigla SPQR su archi di trionfo, templi e opere pubbliche era un modo per dire: “Io governo, ma lo faccio in nome della tradizione e della volontà di Roma”.
L’evoluzione del simbolo nei secoli
Per capire come mai la scritta sia sopravvissuta così a lungo, è utile osservare come il suo significato sia cambiato nel tempo senza mai scomparire:
| Epoca Storica | Dove si trovava | Cosa significava |
|---|---|---|
| Repubblica Romana | Monete, Stendardi militari (Vessilli), Leggi. | Legittimità politica e sovranità condivisa contro la monarchia. |
| Impero Romano | Archi di trionfo, Grandi Opere (Colosseo, Acquedotti). | Propaganda imperiale: l’Imperatore agiva “in nome” della tradizione. |
| Medioevo | Monete papali, Palazzi comunali (Campidoglio). | Rivendicazione di autonomia civica del Comune di Roma contro il Papa. |
| Oggi | Tombini, Fontanelle (Nasoni), Stemma ufficiale. | Identità culturale, brand turistico e appartenenza cittadina. |
Perché SPQR è ancora oggi ovunque a Roma?
Dopo la caduta dell’Impero Romano, l’acronimo non scomparve affatto. Anzi, tornò a rivivere con forza sorprendente. Già nel XII secolo, in piena epoca comunale, SPQR fu adottato come simbolo di orgoglio civico e di autonomia politica: una sorta di dichiarazione d’indipendenza nei confronti del potere temporale del Papa. Per i cittadini romani, quella antica sigla diventò il segno visibile della volontà di autogovernarsi e della continuità con un passato glorioso che nessuna istituzione medievale poteva cancellare.
Nel corso dei secoli SPQR riaffiorò più volte, soprattutto in momenti di forte trasformazione politica. Durante il Risorgimento, ad esempio, l’acronimo fu reinterpretato come emblema della libertà e della sovranità popolare. E quando, dopo la presa di Roma del 1870, la città divenne capitale del Regno d’Italia, il nuovo Comune decise di reinserire ufficialmente SPQR nel proprio stemma.
Una scelta simbolica ma potentissima: affermava il desiderio di riallacciare il filo con la Roma antica, considerata ancora modello di identità civica e autorità statale.
La forza simbolica di SPQR fu così grande da ispirare imitazioni in tutta Europa, dove molte città adottarono varianti locali per esprimere orgoglio civico e autonomia: SPQV a Venezia (Senatus Populusque Venetus), SPQB a Bruxelles, Benevento e Bologna, SPQA ad Amsterdam e ad Augusta, e SPQP a Palermo e Parma.
Oggi SPQR appare:
- nello stemma di Roma Capitale, come marchio dell’istituzione comunale;
- su edifici pubblici, caserme, scuole e strutture municipali, a certificare appartenenza e funzione civica;
- sui celebri tombini in ghisa, diventati un’icona urbana fotografatissima dai visitatori;
- nelle fontane, nelle targhe stradali e negli arredi urbani, dove funge da segno di riconoscimento della città;
- in contesti artistici, culturali e turistici, spesso reinventato in chiave moderna;
- nella comunicazione ufficiale di Roma, dagli eventi pubblici alle campagne culturali;
- nel linguaggio popolare, in murales, tatuaggi, merchandise e interpretazioni creative.



L’ironia romana: dai Papi ad Asterix
Impossibile infine non citare il lato più goliardico della sigla. Il popolo romano, famoso per il suo spirito dissacrante, ha reinterpretato SPQR nei modi più disparati. Se in passato era diffusa la lettura anticlericale “Soli Preti Qui Regneno” (un’amara constatazione del dominio papale sulla città), la cultura pop internazionale, grazie ai fumetti di Asterix e Obelix, l’ha resa celebre come “Sono Pazzi Questi Romani“. Queste riletture testimoniano quanto il marchio sia radicato non solo nella pietra, ma anche nell’immaginario collettivo e nel folklore.
Fonti e Approfondimenti
Per un’analisi approfondita dell’etimologia e delle varianti storiche dell’acronimo, la voce dell’enciclopedia Treccani è il punto di riferimento accademico. Se ti interessano le curiosità e le interpretazioni culturali internazionali, puoi consultare l’articolo di All That’s Interesting. Per vedere come l’acronimo viene utilizzato oggi nell’amministrazione moderna, puoi visitare il portale istituzionale di Roma Capitale. Infine, per una panoramica completa che spazia dalla numismatica alla cultura di massa, la pagina di Wikipedia offre numerosi spunti e collegamenti storici.
Domande Frequenti
Significa Senatus Populusque Romanus, ovvero “Il Senato e il Popolo Romano”. Era la formula giuridica che indicava le due massime autorità dello Stato romano.
Perché dopo il 1870, divenuta capitale d’Italia, Roma decise di reinserire l’acronimo nel suo stemma e sugli arredi urbani per affermare la continuità storica con l’antichità.
È una celebre reinterpretazione ironica dell’acronimo, resa famosa dai fumetti di Asterix e Obelix, ma non ha alcun fondamento storico o linguistico.
Per legittimare il proprio regno. Mantenendo la sigla sui monumenti, l’Imperatore comunicava di governare non come un tiranno, ma come rappresentante della volontà del Senato e del popolo.
Sì, il modello fu imitato in Europa per esprimere autonomia civica: esistono ad esempio SPQV a Venezia, SPQB a Benevento e Bologna, e SPQA ad Amsterdam.
Hai mai notato questa scritta passeggiando per Roma o l’hai vista solo nei fumetti di Asterix? Dicci la tua nei commenti!


