Perché la pizza Margherita è chiamata così?
È la regina indiscussa di ogni menù, il simbolo dell’Italia a tavola e il gusto che mette tutti d’accordo. Ma vi siete mai chiesti il motivo perché la pizza Margherita si chiama così? La risposta è una storia affascinante che intreccia monarchia, orgoglio nazionale e un pizzico di mistero, portandoci direttamente nel cuore pulsante di Napoli alla fine dell’Ottocento.

- Prende il nome dalla Regina Margherita di Savoia, in suo onore durante una visita a Napoli nel 1889.
- La leggenda la attribuisce al pizzaiolo Raffaele Esposito, che usò pomodoro, mozzarella e basilico per i colori della bandiera italiana.
- La veridicità della storia è dibattuta: una pizza simile esisteva già e alcuni la ritengono un’operazione di marketing.
- Indipendentemente dalla sua origine, la storia ha trasformato la pizza da cibo popolare a simbolo nazionale.
- L'”Arte del Pizzaiuolo Napoletano” è stata riconosciuta Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 2017.
La Leggenda: Un Omaggio Tricolore alla Regina
La storia più famosa e celebrata ci porta al giugno del 1889. Il Re d’Italia, Umberto I, e sua moglie, la Regina Margherita di Savoia, sono in visita a Napoli, in un importante viaggio per consolidare i legami con il Sud del Paese. Stanca della complessa cucina francese servita a corte, la Regina esprime il desiderio di assaggiare la famosa pizza, il cibo del popolo. A essere convocato per l’onorevole compito è il più celebre pizzaiolo dell’epoca, Raffaele Esposito della Pizzeria Brandi.
Esposito, per omaggiare i sovrani, prepara tre pizze: la “Mastunicola” (la più antica, con strutto, formaggio e basilico) e la “Marinara” (con pomodoro, aglio e origano). Ma è la terza a entrare nella storia: una creazione condita con pomodoro, mozzarella e basilico, i cui colori richiamano intenzionalmente la bandiera italiana. La Regina gradì così tanto la semplicità e il sapore di questa pizza “patriottica” che Esposito decise di battezzarla in suo onore: “Pizza Margherita“.
Storia o Leggenda? Il Dibattito degli Storici
Tuttavia, come ogni grande mito fondativo, anche questo racconto ha delle sfumature. Alcuni storici e gastronomi hanno messo in dubbio l’autenticità della storia. Ricerche hanno rivelato che una pizza con pomodoro, mozzarella e basilico esisteva a Napoli già decenni prima del 1889. Già nel 1858, lo scrittore Francesco De Bourcard descriveva una pizza con questi ingredienti. Inoltre, la famosa lettera di ringraziamento della Casa Reale, esposta ancora oggi alla Pizzeria Brandi, è considerata da alcuni esperti un falso storico, creato ad arte negli anni ’30 per scopi commerciali.
Vera o no, la storia di Esposito e della Regina Margherita ha avuto un successo travolgente. È diventata la narrazione ufficiale perché legava la pizza, cibo umile, alla neonata nazione italiana e alla sua casa regnante, nobilitandola e trasformandola in un simbolo nazionale. Un simbolo che, ancora oggi, rimane incredibilmente popolare e accessibile: secondo l’Osservatorio Pizza 2025, il 63% dei locali italiani propone la Margherita a un prezzo tra i 5 e gli 8 euro, a conferma del suo status di icona democratica.
Il Riconoscimento UNESCO: Un Patrimonio da Tutelare
Al di là del dibattito sul nome, il valore culturale di questa pizza è innegabile. Nel 2017, l’UNESCO ha dichiarato “L’Arte del Pizzaiuolo Napoletano” Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Questo riconoscimento non celebra solo un prodotto, ma l’abilità manuale, la tradizione e il ruolo sociale del pizzaiolo e della sua creazione più iconica, la Margherita.
Quindi, il motivo perché la pizza Margherita si chiama così risiede in una leggenda potente e meravigliosa, che ha saputo unire il popolo e la monarchia sotto i colori della bandiera italiana. Che sia nata esattamente nel 1889 per la Regina o che sia stata una geniale operazione di marketing, poco importa. Quel nome ha consacrato una semplice pizza a icona mondiale, simbolo di italianità, semplicità e gusto senza tempo.
Fonti e Approfondimenti
Se vuoi approfondire la ricetta e i suoi semplici ma iconici ingredienti, puoi leggere la preparazione della Pizza Margherita su Giallo Zafferano, che ti permetterà di apprezzare la genialità di un piatto “tricolore”. Per capire il valore culturale che va ben oltre il nome, la fonte più importante è il sito dell’UNESCO. Qui puoi scoprire perché “L’Arte del Pizzaiuolo Napoletano” è stata riconosciuta Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, un riconoscimento che non celebra solo un prodotto, ma un intero patrimonio di gesti, tradizioni e conoscenze sociali legate a questa professione.
Domande Frequenti
Prende il nome dalla Regina Margherita di Savoia. Secondo la leggenda, il pizzaiolo Raffaele Esposito gliela dedicò durante la sua visita a Napoli nel 1889.
La tradizione attribuisce l’invenzione al pizzaiolo napoletano Raffaele Esposito della Pizzeria Brandi.
Il pomodoro (rosso), la mozzarella (bianco) e il basilico (verde) furono scelti per rappresentare i colori della bandiera italiana.
È una storia dibattuta. Sebbene sia la versione più famosa, alcuni storici sostengono che una pizza simile esistesse già e che la storia sia stata creata per scopi commerciali.
È un simbolo dell’Italia nel mondo. L’abilità legata alla sua preparazione, “L’Arte del Pizzaiuolo Napoletano”, è stata riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità.
Conoscevi la storia reale (e regale!) dietro la pizza più famosa del mondo? Dicci la tua nei commenti e condividi l’articolo!


