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Perché il Colosseo è parzialmente crollato?

Quando ammiriamo l’Anfiteatro Flavio, il simbolo eterno di Roma, la sua asimmetria cattura immediatamente lo sguardo. Un lato si erge intatto e maestoso, l’altro appare come uno scheletro di pietra fratturato. La domanda sorge spontanea: perché il Colosseo è parzialmente crollato in modo così irregolare? Non esiste una sola causa: il crollo è il risultato di disastri naturali, di una conformazione geologica sfavorevole e, non da ultimo, dell’intervento dell’uomo.

Vista ravvicinata del Colosseo a Roma, con porzioni della struttura parzialmente crollate.
Immagine generata con IA. Un primo piano suggestivo del Colosseo, l’anfiteatro simbolo di Roma.
In Breve
  • Il crollo parziale del Colosseo, avvenuto principalmente sul lato sud, fu causato dal devastante terremoto del 1349.
  • L’asimmetria del danno è dovuta alla geologia: il lato crollato poggiava su un terreno alluvionale instabile che ha amplificato le onde sismiche, a differenza del lato nord su roccia vulcanica.
  • Per secoli il monumento è stato usato come cava a cielo aperto: i blocchi di travertino crollati sono stati rubati per costruire palazzi rinascimentali e la Basilica di San Pietro.
  • I numerosi “buchi” visibili sulla facciata sono le cicatrici lasciate dall’estrazione medievale delle grappe di ferro che univano i blocchi, indebolendo la struttura.
  • La salvezza del Colosseo arrivò nel 1749 quando Papa Benedetto XIV lo consacrò come luogo sacro, fermando finalmente il saccheggio dei materiali.

Il terremoto del 1349 e la geologia fatale

Il principale colpevole del crollo strutturale è senza dubbio il devastante terremoto del 1349. Tuttavia, per capire perché il Colosseo è parzialmente crollato solo sul lato sud, dobbiamo guardare sotto le sue fondamenta. Gli antichi romani costruirono l’anfiteatro (originariamente noto come Anfiteatro Flavio, vedi qui perché il Colosseo si chiama così) in una valle che ospitava un lago artificiale (parte della Domus Aurea di Nerone).

Ma la storia sismica del monumento è ben più complessa. Ancor prima del 1349, l’Anfiteatro era stato indebolito da un devastante incendio nel 217 d.C., che ne aveva compromesso la staticità, e da una serie di altri eventi tellurici nel corso dei secoli. Ogni scossa ha contribuito a lesionare una struttura già provata, facendo crollare progressivamente archi, colonne e parti della facciata.

La struttura poggia su due tipi di suolo radicalmente diversi. Il lato nord è ancorato su un terreno di roccia vulcanica compatta e stabile. Al contrario, il lato sud, quello crollato, poggia su un terreno alluvionale soffice e instabile, composto da sedimenti fluviali. Durante le scosse, il terreno morbido ha amplificato le vibrazioni, favorendo il collasso delle arcate esterne in quel punto.

CaratteristicaLato Nord (Integro)Lato Sud (Crollato)
Tipo di TerrenoRoccia vulcanica solida.Sedimenti alluvionali e argilla.
Reazione SismicaStabilità e resistenza alle onde.Amplificazione delle vibrazioni.
Stato AttualeMura esterne conservate (4 livelli).Mura esterne crollate, resta la struttura interna.
Tabella che riassume le differenze chiave tra i due lati del monumento
Plastico dettagliato dell’antica Roma imperiale che mostra l’Anfiteatro Flavio (Colosseo) al centro.
Il plastico di Italo Gismondi (Museo della Civiltà Romana) che ricostruisce la Roma imperiale e il Colosseo.

Il saccheggio sistematico: il Colosseo come cava

Se la natura ha inferto il colpo di grazia, l’uomo ha preparato il terreno. Dopo il grande crollo del 1349, il Colosseo smise di essere un monumento e divenne una preziosa cava di materiali da costruzione a cielo aperto. I romani non videro più un simbolo imperiale, ma tonnellate di travertino già squadrato, pronto all’uso. Gran parte dei blocchi crollati (e molti di quelli ancora in piedi) furono sottratti per edificare palazzi rinascimentali, ponti e persino parti della Basilica di San Pietro.

Il Colosseo, costruito con un’ingegneria avanzata in cui ogni elemento contribuiva alla stabilità dell’intera struttura, subì gravi danni quando le grappe metalliche che tenevano insieme i blocchi furono estratte o forzate. Queste intenzionali demolizioni crearono pericolose perdite di continuità strutturale: senza le connessioni originali, l’edificio divenne estremamente più vulnerabile ai terremoti successivi. I buchi che vediamo oggi sono le cicatrici di questo saccheggio: nel Medioevo, il ferro delle grappe era preziosissimo e veniva fuso per forgiare armi e armature, lasciando la pietra indebolita e “bucherellata”.

Dettaglio di blocchi in travertino segnati da numerosi fori lasciati dall’asportazione delle antiche grappe metalliche.
Primo piano della muratura del Colosseo che mostra i fori lasciati dalla rimozione delle grappe in ferro, responsabili dell’indebolimento della struttura nel corso dei secoli.

La svolta del 1749: quando il Colosseo divenne sacro

Il saccheggio sistematico rallentò drasticamente solo nel XVIII secolo. Nel 1749, Papa Benedetto XIV prese una decisione storica: consacrò il Colosseo alla Passione di Cristo e alla memoria dei martiri cristiani. Sebbene gli storici dibattano ancora sulla veridicità dei martirii avvenuti proprio lì dentro, l’atto ebbe un effetto concreto: trasformò l’anfiteatro da “cava pubblica” a luogo sacro. Questa nuova tutela religiosa pose un freno istituzionale alle demolizioni, salvando ciò che restava del monumento.

I grandi restauri dell’Ottocento: Stern e Valadier

Nell’Ottocento, con il monumento ormai in sicurezza dai saccheggiatori ma ancora pericolante, intervennero due architetti per bloccare i crolli, lasciando segni visibili ancora oggi.

  • Raffaele Stern (1807): Costruì d’urgenza il famoso “sperone” in mattoni sul lato orientale. È quel muro triangolare massiccio che serve a “congelare” le arcate che stavano per cadere. Un intervento di pura staticità.
  • Giuseppe Valadier (1826): Intervenne sul lato occidentale con un approccio diverso, ricostruendo le arcate mancanti con mattoni rossi, scalati per armonizzarsi con la forma originale.

Se oggi notate parti in mattoni rossi invece che in travertino bianco, state guardando il lavoro di questi due maestri che hanno impedito al Colosseo di diventare un rudere informe.

Fonti e Approfondimenti

Per comprendere nel dettaglio l’impatto degli eventi sismici sulla struttura, il sito della Protezione Civile offre un interessante approfondimento tecnico sui terremoti storici che hanno colpito l’area. Se desideri una panoramica completa sulla storia, l’architettura e le trasformazioni del monumento nei secoli, la voce di Wikipedia è ricca di dettagli documentati. Infine, per informazioni ufficiali su visite, restauri in corso e attività culturali, il punto di riferimento è il sito del Parco Archeologico del Colosseo.

Domande Frequenti

Perché il Colosseo è crollato solo da una parte?

Per via del terreno sottostante. Il lato sud (crollato) poggia su sedimenti alluvionali morbidi che hanno amplificato le scosse sismiche, mentre il lato nord (intatto) è ancorato su roccia vulcanica solida.

Quale terremoto ha distrutto il Colosseo?

Il danno maggiore fu causato dal terremoto del 1349. Tuttavia, la struttura era già stata indebolita da un incendio nel 217 d.C. e da precedenti eventi sismici.

Cosa sono i buchi sulla pietra del Colosseo?

Sono i segni lasciati dai saccheggiatori medievali che estrassero le grappe metalliche (in ferro) usate dai romani per tenere uniti i blocchi di pietra, per fonderle e farne armi.

Che fine hanno fatto le pietre crollate?

Sono state rubate e riutilizzate per secoli come materiale da costruzione. Molti palazzi storici di Roma e parte della Basilica di San Pietro sono costruiti con il travertino del Colosseo.

Perché ci sono mattoni rossi nel Colosseo?

Sono interventi di restauro del XIX secolo (realizzati dagli architetti Stern e Valadier) per sostenere le arcate pericolanti ed evitare il crollo totale della struttura rimasta.

Sapevi che potresti aver camminato su un pezzo di Colosseo visitando San Pietro? Se questo articolo ti ha sorpreso, condividilo con i tuoi amici amanti di Roma!

Scritto da DiGiPi, ricercatore per passione e fondatore di “Il Perché delle Cose“.

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